| SCHEGGE DAUTORE AL GIRO DI BOA Si è conclusa la prima tranche della
nostra rassegna, ossia quella che è stata ospitata al Teatro Tor di Nona. E
martedì si comincia al Assistendo alle varie rappresentazioni,
ho voluto prendere qualche appunto, annotando le impressioni, le emozioni, che i
corti mi hanno dato. E che qui ripropongo. Sia ben chiaro, che si tratta soltanto
di opinioni del tutto personali: in altre parole, visto che non partecipo alla rassegna,
questanno, e ricordando di essere un giornalista (oltre che un Autore SNAD), ho
pensato che potesse essere interessante scrivere alcune righe sulla manifestazione, così,
in tutta libertà, proprio come se fossi un giornalista accreditato. Innanzi tutto, debbo rilevare come sia
stato assai elevato il livello degli attori che, fino a questo momento, hanno partecipato
alla rassegna. Credo che la Giuria dovrà faticare non poco per scegliere il
migliore attore della Rassegna! Per brevità, non cito i vari cast, che sono
facilmente verificabili altrove. Mi sembra giusto iniziare con le opere fuori
concorso, che hanno arricchito con una nota particolare tutta la manifestazione. La prima di queste opere è Striptease,
Donne da sogno Sogni di donne, di Renato Giordano. Il nostro
Segretario, che ha curato personalmente la regia del lavoro, in maniera come sempre
assai curata, ci ha raccontato con efficacia uno spaccato di vita di quattro
ragazze, che si incrociano, si confrontano, si scontrano, nel camerino di un night-club. I
dialoghi ci svelano non solo i caratteri e i profili psicologici delle spogliarelliste, ma
anche i sogni, le ambizioni, le speranze, che, anche se solo per leffimera durata di pochi istanti, sfiorano le loro menti. Altra chicca della rassegna è stata
l accoppiata di corti firmati da Luigi Lunari, che ha
presentato Una domanda di matrimonio e Il discorso
del candidato. La prima pièce ha colpito per la sua elegante
comicità, mentre il secondo corto ha rivelata
tutta la sua simpatica attualità, condito comera di espressioni celebri quali mi
consenta!!!! E chi vuole capire
capisce!!!! I fuori concorso sono proseguiti con Un
eroe di Per concludere con i fuori concorso
parliamo di Ma passiamo a parlare delle opere in
concorso, iniziando da Ninna
nanna, di Marco Di Stefano: è la storia di due attrici, che
in segno di protesta politica si trasformano in terroriste, o meglio in moderne emule di
Pietro Micca: una delle due, infatti, fa saltare il teatro, e si sacrifica per la
libertà. A prescindere dalla credibilità o meno
della situazione, il lavoro viene sviluppato con un pathos sempre crescente, che coinvolge
lo spettatore fino alla soluzione finale. Notevole, a mio giudizio, il corto Come
un pozzo vuoto, di Giacomo Carbone, il quale affronta un tema
difficile e delicato, quello di una violenza incestuosa: padre e figlia si parlano
indirettamente, in un susseguirsi di avvincenti quadri, fino al suicidio liberatorio.
LAutore riesce a sintetizzare egregiamente i vari momenti della travagliata
esistenza, dalladolescenza alla morte, spiegando in modo avvincente la drammatica
soluzione In Metroironia,
Livia Ferracchiati propone al pubblico lideale palcoscenico di un vagone di
metropolitana, in cui varia umanità si incontra e si racconta, stati danimo si
alternano e personaggi diversi si accettano di esternare il loro io più profondo, il
tutto condito da una sottile ironia che caratterizza il corto. Proseguiamo con Gabriele Carbotti,
che ha presentato Loscurità, una corto che oscilla fra il
thriller più noir e unimprobabile storia damore, che si svolge in un cupo
bar. Luigi Scartozzi ci ha proposto Valentino,
un nostalgico ricordo del grande Mazzola, del grande Torino, con la caratteristica che le
gesta dellindimenticabile calciatore vengono raccontate a una ragazza di oggi da un
vecchio non vedente, il quale, nonostante tutto vedeva e ricordava il mito del
calcio italiano del dopoguerra. In Streghe
di periferia Ana Cuenca propone il tema della solidarietà fra donne,
nel nome della maternità: il bimbo di una madre napoletana viene guarito
grazie a metodi tradizionali, praticati da una vicina senegalese e da
unamica cilena. Se la problematica terzomondista viene proposta in maniera scontata,
risultano di grande effetto e suggestione le liriche recitate in francese e in spagnolo, con successiva versione italiana, che
conferiscono al corto un indubbio tocco di eleganza. Segue Dottor sale in zucca e
Mister zucchero mannaro, di Paola Bidinelli, che in questo monologo
si cimenta nel dualismo interiore del protagonista, che si scinde, alternandosi, in due
personaggi. Con delicatezza Renato Capitani
rende omaggio a John Lennon in Prova ad immaginare, che non a
caso riecheggia la classica canzone Imagine. E mentre il protagonista sogna di
parlare con il musicista, nel sogno gli appare la donna che lo ha abbandonato.
LAutore riesce così a restituirci una gradevole rappresentazione di stati
danimo mutanti e contrastanti. In Sottosopra
, Germana Angelici descrive un atmosfera quasi da incubo, da psicodramma, in cui
laffannosa ricerca di un qualcosa viene banalizzata nel finale,
ovviamente liberatorio! Lina Maria Ugolini ha presentato Le
messe in piega, un surreale e
divertente mix di gossip fra le onde, in cui la spiaggia si trasforma in
parrucchiere per signora a tutti gli effetti. Gradevole e fantasiosa la messa
in scena. Antonio Tramontano con Children presenta un interessante esperimento di teatro totale, in cui danza, mimo e voce si fondono in un unicum indissolubile. Notevole ed intenso il monologo in dialetto napoletano, dedicato alla figura dei bambini nel mondo. SCHEGGE.... DEL COLOSSEO Dopo leffervescente tranche del Tor di Nona, Schegge dAutore si è trasferita al Teatro Colosseo. Nella serata dapertura, purtroppo sono saltati due corti per gravi problemi personali sopraggiunti agli autori. Sono andati in scena, quindi, solo tre lavori. Carla Guidoni ha aperto con I lunghi silenzi, un lavoro in cui ha affrontato il difficile rapporto tra madre e figlia, cercando di dare il massimo spessore proprio agli aspetti psicologici e allinterazione fra le due figure. Roberto Russo ha presentato un lavoro interessante, Rosso!, in cui affronta in tutta la sua cruda realtà il discusso mondo del calcio, fatto di doping, di violenze e prevaricazioni poste in atto da interessi e gruppi di potere più forti delle singole volontà: e se un giocatore decide di vuotare il sacco, viene semplicemente ricattato e posto in condizioni di non nuocere. Un messaggio vero e proprio! Per finire, da Palermo Rosario Palazzolo ha portato in scena Il fatto sta, unopera in qualche modo surreale, che pone con forza laccento sul cinismo del mondo odierno, pur nella sua assurdità. Un mondo in cui anche i vicini di casa, se del caso, possono diventare carnefici tout court! Il linguaggio usato è crudo ma efficace, arricchito da quel colore che solamente il dialetto riesce a conferire.
SCHEGGE
DAUTORE CONTINUA Paolo Vanacore ha presentato al La rassegna è proseguita con Pilato di Mario Alessandro. Il corto affronta
il rapporto coniugale tra un marito giudice (alla vigilia di una sentenza che potrebbe
portarlo alla ribalta della cronaca) e la moglie avvocato.
Però, dal commentare unipotetica sentenza, da emettere a furor di popolo,
emerge un contrasto di fondo che mette in discussione proprio il rapporto coniugale. Nel
complesso un lavoro interessante e con una buona costruzione. Andrea Nao ha presentato il corto
Le prostitute di Caravaggio
in cui il grande pittore, passato alla storia come un personaggio discutibile e
tendenzialmente violento, viene in qualche modo riabilitato, nel senso che lautore
cerca di porre in risalto gli aspetti migliori del suo carattere. Il tutto, attraverso il
racconto di alcune prostitute frequentate dallartista.
La tranche si è conclusa con Al Teatro Colosseo, la rassegna Schegge dAutore ha imboccato lultima settimana, confermando ancora una volta il grande interesse con cui il pubblico romano segue questo importante evento. La prima tranche ha visto alternarsi in scena ben cinque autori. Pier Paolo Mocci con Il male peggiore, ha affrontato il tema delicatissimo della politica, trattandolo in maniera leggera e brillante: due amici, storicamente di sinistra, cercano di spiegare e di spiegarsi chi possa essere il meno peggiore tra i nostri noti leader politici. Ovviamente, i dubbi rimangono! E sono dubbi esistenziali veri e propri, anche se visti nellottica sociale e politica. Anna Cantagallo, in Festa daddio, tratta lambiente di lavoro, il rapporto con i colleghi e i superiori. Il tutto avviene grazie a un linguaggio brillante e piacevole e la scelta del regalo per un pensionando assume una valenza unica, venendo a riassumere tutte le problematiche che investono la vita dellufficio in genere. Pier Paolo Poggi ha presentato Ninfale terzo, una storia damore surreale, con finale a sorpresa, ingentilita dalla presenza di una flautista che suona dal vivo interagendo con gli attori. Gabriella Nicolosi, invece, nel suo corto dal titolo Il sole freddo, ha voluto raccontare una storia, tutto sommato romantica, in cui propone il dualismo fra lamore filiale, anche se portato allestrema idealizzazione (nel sacro ricordo della madre defunta) e lamore per una donna, che si scopre essere una prostituta. Lautrice risolve questo dualismo con un guizzo di ottimismo, e lamore trionfa. La tranche si conclude con Periferia 2020, una originale realizzazione di Alessandro Mistichelli, il quale ha proposto al pubblico un interessante lavoro, che racconta di una futuribile realtà virtuale, efficacemente corroborata dalla presenza di una specie di robot parlante. Lui vaga alla ricerca di una speranza, di un vero rapporto, ma lei non è del tutto disponibile... Forse anche la donna è un robot? CONCLUSIONE Si è conclusa al Gioacchino Spinozzi con ...E tutto va bene, ha presentato un corto piacevolmente comico nella sua fantasiosità: un crociato, un avvocato, un umorista mancato sono i personaggi creati da uno scrittore che si materializzano e si rifiutano di finire nel cestino dei rifiuti: in qualche modo cercano di ribellarsi allautore e, in modo surreale, ci riescono! Pierfrancesco Galeri, in Chi la fa, rende omaggio al teatro dialettale: il corto, scritto in romanesco autentico e tradizionale, dà spazio a personaggi pittoreschi e popolari, che arricchiscono una storia di ordinaria mala sanità! Giuseppe Malandrino ha presentato Fortunata, un sentito monologo, che racconta la storia di un suicidio fatta dalla diretta interessata. La quale ha la fortuna di morire, lasciando finalmente una vita grama e di sofferenze. Ma questa volta, il dialetto è il napoletano, con ben riuscita efficacia. Sergio Lo Gatto, con Prima, ci racconta una storia surreale in cui gli attori giocano con il significato degli avverbi di tempo: dopo, prima, sempre, mai, sono le parole con cui viene costruito tutto il corto: pillole di filosofia per far riflettere. La serie si conclude con Methamorphosis, una originale realizzazione di Luciano Bottaro, ormai un veterano di Schegge. Lautore affronta il tema dei cambiamenti sociali, dal mondo classico, a oggi. Ma luomo riesce sempre ad adattarsi al mondo che cambia e ne esce, tutto sommato, vincitore.
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