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DONNE D'AMORE ( bilancio della rassegna romana svolatsi al Teatro Planet )
scritto da Vincenzo Sanfilippo

DONNE D' AMORE

Rassegna di monologhi teatrali al femminile  
a cura di Virginia Barrett e Carlangelo Scillamà.
Presentata da Ente Nazionale Autori Drammatici
Riprese Video, montaggio e post produzione: V8 Studio. Rom, Teatro Planet
 
Un cartellone costituito da note autrici (Anna Cantagallo, Antonella Pagano,  Liliana Paganini,  Lilli Maria Trizio,  Lucia Lasciarea,  Luciana Luppi,  Luisa Sanfilippo, Patrizia Monaco, Patrizia Parisi, Pilar Castel, Simona Almerini), già affermate da tempo nel panorama emergente del teatro romano, in quanto riescono a comunicare tematiche attualissime con originalità di scrittura piena di evocative polifonie di voci e visioni. Dunque,  una rassegna che dopo aver posto l’accento sul loro ruolo acquisito, vuole evidenziare l’opportunità alle autrici di misurarsi con la sacralità propria dell’arte della mess’inscena, specchio capace di riflettere le tante sfaccettature di una società in continua trasformazione, cogliendone con creatività le energie positive.

Ho conosciuto nell’occasione  Virginia Barrett, regista e curatrice di questa rassegna,  e ho da subito ammirato il suo modo di essere artista e squisita intellettuale, riservata, riflessiva, sempre alla ricerca di nuove forme espressive.   Con lei ne ha condiviso l’esperienza Carlangelo Scillamà, apprezzato  e raffinato autore di teatro (in questa rassegna ha dimostrato anche doti registiche), di cui ci siamo occupati in altri eventi teatrali. Nei giorni di debutti al teatro Planet ( la cui direzione artistica è di Caterina Costantini, regista e attrice) ho potuto apprezzare i frutti di questo propositivo progetto, ove la Barrett  e Scillamà fanno coincidere esperienza e conoscenza, emozione e ragione, convenendo con loro come debba essere organizzata e fruita una drammaturgia al femminile.

Lodevole l’impegno delle brave attrici nei loro monologhi (Ketty Roselli, Elena Salvi, Antonella Britti, Lucia Sannelli, Laia Concione, Antonella Di Vincenzo, Fatima Ali, Vita Rosati, Angela Bulzoni, Maria Cristina Blu; alcuni attori partecipanti, Germano Germani, Gabriele Granito, Diego Pianese; e le due autrici, interpreti dei loro lavori, Luisa Sanfilippo e Pilar Castel.) Fermo restando che ciò che si  fa  è sempre suscettibile di ottimizzazioni organizzative finalizzate all’evoluzione del fare arte, tutti (compreso registi, scenografi, costumisti, tecnici, fotografa di scena) hanno condiviso empaticamente il progetto, partecipando con passione.a questo percorso artistico.  Grande interesse dunque, per questa specifica inclinazione di grande attaccamento al proprio lavoro,  misto  a vivo entusiasmo non alieno di ansie ed emozioni, trasmessi anche al pubblico, che in queste serate ha presenziato copioso il susseguirsi dei debutti.
I diversificati temi dei testi di teatro, propongono “l’essenza della complessità del femminino”, soprattutto i molteplici modi di pensare e di essere donne, il loro “irriducibile senso dell’esistenza”, ma  anche la non contrapposizione al mondo maschile, mettendo la loro complementarietà alla pari.  E’ singolare osservare l’abilità particolare cui queste autrici  riescano a costruire rimandi evocativi, aprendosi a dimensioni non ordinarie dell’esistenza.

 Ci si rende conto che le donne possono agevolmente sperimentare in teatro una sorta di vita parallela a quella ordinaria, una vita per così dire “segreta” che sottilmente affiora con amore nei sogni, riversandosi nelle esperienze scritturali, risolte con un humour di ordine intellettuale: caricatura di una “forma mentis”, di un’epoca e d’una società sorpassata, dove a volte la triste ferocia di un gesto ruba la “vita”. Nelle spinte motivazionali della scelta degli argomenti intervengono, dunque, elementi che si riferiscono sia alla condizione femminile in evoluzione, sia alla specifica situazione teatrale italiana che vede emergere un nutrito numero di interessanti autrici. Non a caso i proiettivi argomenti delle loro motivazionali scritture appaiono essere costituite da molti livelli sovrapposti, simili a “pulsioni e bisogni” di disincantata lievità. Emergono “spinte esterne” socio-culturali ( tristi pantomime familiari, intransigenti condizioni sociali, ipocrite circostanze casuali, muri di alienazione e isolamento,) sovrapposte a  “spinte interne” ( ricordi dell’adolescenza, paure di presunta incapacità, desideri, aspirazioni ad un divenire ideale), che possano, attraverso livelli di introspezione, aver determinato la scelta di dedicarsi alla scrittura teatrale, tenendo ben presente l’ambiente sociale, nonché le tradizioni culturali e di costume in cui la professione di drammaturga si inserisce.

 Il palcoscenico allora li fa diventare protagoniste e al contempo spettatrici dei loro “giochi creaturali”: sorta di amara caricatura dalla quale traspare, comunque, il senso agitato di una vita tesa alla spasmodica ricerca di un colloquio con l’altra/o. Ed è questo un modo per riassumere il senso, il percorso complesso, della creatività femminile, scaturita con sofferta passione di riscatto, all’interno delle pessime, repressive contraddizioni educative della società. Di qui, dunque, la stretta connessione con la concezione sociale del teatro d’impegno civile contemporaneo che nel nostro paese, oggigiorno, si  trova a confrontarsi  anche con altre culture, da cui ci giunge una sorta di benefica brezza che dirada le nubi all’orizzonte della maturità.
Ma l’obiettivo della Rassegna non è stato solo quello di promuovere una drammaturgia al femminile, ma anche quello, encomiabile, a scopo umanitario: raccogliere fondi destinati all’Associazione “Il buon Samaritano Onlus”, sotto la guida di   suor Carmina Marsana, la quale da 35 anni si occupa delle donne che vivono in condizioni precarie nel villaggio di Chibumagwa in Tanzania.

                                                                                                                                    Vincenzo Sanfilippo