Al Commissario Straordinario

                                                                             M° Mario Francesco PAGANO

                                                                             Al Direttore Generale

                                                                             Dott. Cristian AMATO

                                                                             Alla Commissione Aut. Drammatici

                                                                             Dott. Renato GIORDANO

                                                                                            ENAP - ROMA

     Ho piacere di indirizzare questa lettera alle SS.LL. per esprimere tutto il compiacimento rispetto all’iniziativa promossa e presentata nei giorni 13 -18 ottobre corrente, mi riferisco a:”Donne d’Amore” – Rassegna di monologhi al femminile, e per esprimere, altresì, in piena onestà intellettuale quanto io senta encomiabile l’idea progettuale nella sua intierezza, ciascuno degli elementi che la compone, la realizzazione, dunque i piani squisitamente tecnico, culturale, letterario, teatrale, estetico, tecnico-professionale e umano.

    Ciascuno di questi aspetti ha trovato indiscutibilmente un punto di equilibrio; i curatori, Virginia Barrett e Carlangelo Scillamà hanno mixato così sapientemente gli elementi da far registrare una affluenza ben più numerosa dei posti che il Teatro Sala Placet potesse offrire, un consenso ampio e manifesto in ogni serata, un risultato dunque molto più che soddisfacente e gratificante. Condivido il sentire espresso da molti - sono stata spettatrice quotidiana - anche rispetto alla regia (Barrett, Costantini, Scillamà) definita “affettuosa” oltre che brillante, dal mio canto direi “affettuosamente empatica e collaborativa” con le attrici le quali hanno saputo dare corpo e voce eloquenti ad ogni monologo (alle attrici dedico la lirica allegata alla presente). Sottolineo particolarmente la regia poiché il dato umano annesso ha conferito al valore delle messe in scena l’ esponente particolarmente alto che non è sfuggito né al pubblico né alla critica specializzata; e questo senza ancora entrare nel merito dello scopo benefico, la raccolta di fondi per le donne del villaggio di Chibumagwa in Tanzania. A tale proposito: “Donne per le donne” credo possa essere considerato, a ragione, il sottotitolo della rassegna.

     Considerazione a parte merita la volontà, prima volta in assoluto, di tirar fuori e porre in essere, in un teatro vero, opere uscite dalle penne di donne, undici donne, undici drammaturghe. Nessun pensiero rivendicativo o femminista sottende alla mia considerazione, piuttosto il piacere di constatare che vi siano opere d’indiscutibile valore letterario, degne, se non più che degne, d’essere messe in  scena. Valore aggiunto? Oltre che la constatazione evidente e manifesta che ve ne siano, l’avere consentito la riflessione su questo, l’aver richiamato l’attenzione anche della stampa e dei media in genere, l’aver posto la questione insomma, utile anche a stimolare “la letteratura italiana” perché ne prenda consapevolezza, se ne arricchisca.

     Mi piace altresì spendere un plauso speciale anche al tratto grafico che ha stigmatizzato visivamente l’evento, quello che è stato il segno di riconoscimento, il “logo” dell’iniziativa. La locandina è stata ospitata molto gradevolmente ovunque personalmente l’abbia proposta, la divulgazione che ho fatto via mail, per esempio, mi ha rinviato molto spesso la simpatica risposta:”che bella, me la sono stampata e messa in camera”, sia da parte di amiche che di amici.

      Ed è bello per me riconoscere delle foto di Hèloise Lechat quel dono, il dono di saper cogliere l’attimo fuggente, quello in cui è il volto dell’attrice è la parola, i muscoli del corpo dell’attrice sono il senso delle parole dell’autore, il teatro - quale contenitore dell’evento Teatro - viene colto e trasposto nel suo essere l’anima dentro la quale ogni significato è scritto, ogni messaggio è fermato e coltivato nel suo essere dinamico, pronto a spiccare il nuovo volo.

     A Carola Assumma il riconoscimento, la gratitudine per l’efficacia dell’azione comunicativa, mediale, “Donne d’Amore” sono andate, grazie a lei, come su un aquilone sorretto da un vento che aveva chiari obiettivi, sapeva a quali piante portare il refolo, e il vento è una forza magica potente, è un incantesimo che si moltiplica e moltiplica la propria efficacia perenne.mente.

     Non dimentico, inoltre, il dato estetico, la classe sia degli scritti che delle regie e delle messe in scena. L’efficacia degli elementi che di volta in volta caratterizzavano la scena, il carattere con cui ciascun complemento d’arredo, abbigliamento, sedia o rete da pescatore che fosse, vestiva la parola di ciascuna delle interpreti: sobria e congrua consonanza con la realtà rappresentata.

     La Camera dei Deputati ha, pertanto, sapientemente patrocinato e ove mi possa permettere di suggerire, direi che una relazione particolareggiata della e sulla iniziativa dovrebbe essere predisposta e trasmessa perché venga ulteriormente riconosciuto all’evento il dato professionale che in un momento storico caratterizzato da superficialità e decadente professionalità è sicuramente il miglior dato contraddistintivo. Dato che avrà valore rafforzativo per immaginare la cadenza annuale, il divenire punto di riferimento per i soggetti direttamente interessati, il pubblico, la ricerca, le avanguardie, il teatro, anche la ricerca sul linguaggio teatrale e gli sviluppi dello stesso, per qualsivoglia agenzia educativa oltre che per luoghi e soggetti deputati a fare la letteratura contemporanea. E servirà, inoltre, a calamitare l’attenzione di tutta la stampa specializzata e non, di settori connessi e non con i quali entrare in sinergia per educere caratteri, sfaccettature, elementi magari insondati, imprevedibilmente prodotti dalla chimica degli elementi. “Donne per le donne”, insomma, risuonerà a lungo, l’attenzione della stampa e dei media, pressoché totale, mi lascia ben sperare rispetto al moltiplicarsi delle iniziative “di questo genere”, che è qualcosa di più che: “di genere”.

        Roma, 21 ottobre 2009

                                                   Antonella Pagano