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"Marionette barocche"
Alfio Petrini "INscena", marzo/aprile, 2005
Paola Campanini, pubblicando "Marionette barocche" (Edizioni Junior, Arzano San Paolo, 2004, euro 16,20 ), ha messo a disposizione di studiosi e operatori un libro importante sul versante culturale e storiografico. La ricerca delle radici porta lautrice alla disamina di numerose testimonianze, accompagnata da sicure capacità analitiche e propositive. Così, dopo Sebastiano Serio, che suggerisce tecniche e utilizzazioni possibili delle "figurette" nei drammi musicali, la Campanini analizza il punto di vista di Baldassarre Peruzzi, che descrive gli "homini finti di figura" e restituisce in modo sapiente "la vivacità stupefacente di un artificio che da mero espediente scenico acquista lautonomia di un divertimento pubblico". E non trascura di ricordare le scenotecniche di Niccolò Sabbatini, e il suo studio sulle "Machine", evidenziandone gli aspetti concretamente innovativi.
La marionetta è uno "sforzo dumano ingegno", secondo Filippo Acciaiuoli. E un pezzo di legno che diventa un "artificio mirabile". Larte gli affida una qualità che la natura non gli ha attribuito: il movimento, cioè la vita. Rappresenta una forma teatrale colta non dorigine "popolare", come erroneamente si crede -, che si è trovata al centro di processi culturali molto importanti, quelli che stanno " alla radice della civiltà filosofica e scientifica moderna".
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