Teatro La sera della
prima
Marcia Sedoc
DONNE D'AMORE -Rassegna di monologhi al
femminile.
A me resta la
speranza testo e regia di Virginia
Barrett
Interprete: Marcia Sedoc*
-Accompagnamento
musicale: i Tamburi di Gorè.
(nostro servizio)
Roma. Uno spettacolo allinsegna
della solidarietà umana scritto e ben diretto da Virginia Barrett. Trattasi di una
drammatica vicissitudine di viaggio di una donna africana imbarcatasi su una
carretta del mare sulle coste libiche alla volta di Lampedusa, con la speranza
di cambiare la propria vita e assicurare un futuro migliore a se stessa e ai propri figli.
Ed ecco la rievocazione scenica
duna delle tante tragedie del mare avvenute lestate scorsa nel canale di
Sicilia a sud di Lampedusa. Marcia Sedoc, nel
ruolo della scampata naufraga con in braccio il suo bimbo neonato, come in un fotogramma
del film Terraferma di Criolese, racconta verosimilmente e con animo accorato
le vicende del suo paese , la famiglia che ha lasciato, la speranza del viaggio
trasformatosi in peripezia su un barcone fatiscente e stracarico di profughi/clandestini
con la loro pelle scura e i loro occhi smarriti. La traversata durata più di venti giorni
per una rotta sbagliata e una conseguente avaria li costringe per sopravvivere a bere
acqua di mare.
Il racconto della Sedoc si fa sincopato.
Gli occhi dellattrice ci trasmettono immagini scioccanti dei compagni morti di
stenti o annegati durante la traversata, dei corpi senza vita scaricati man mano in mare,
mentre le scorte finivano inesorabilmente senza che si avvistasse terra. Secondo la sua
testimonianza, la loro imbarcazione in pericolo avrebbe anche incrociato altre
imbarcazioni, che però non li hanno soccorsi.
È allarmante che per oltre venti giorni
queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo senza che nessuna imbarcazione le abbia
soccorse. È come se stesse prevalendo la paura di aiutare sul dovere di soccorrere chi è
in difficolta' in mare.
E qui, mentre la donna ci fa partecipe
della traversata di dolore, la sua voce si mischia alle ritmiche percussioni cadenzate dei
tamburi di Goré che vibrano con suono secco ed incisivo, come metafora della pelle dei
popoli percorsa dalla violenza.
Poi la terraferma e,
finalmente, la speranza allapparire delle motovedette della Guardia costiera.
Dunque, uno spettacolo di straordinaria potenza evocativa, scritto con passione da
Virginia Barrett, ispirata nella stesura del testo dal precetto fondamentale della
carità, soprattutto nei confronti delle povere donne profughe, oggi considerate le ultime
indigenti della terra. Una umanità, una moltitudine di disperati allo stremo, ammassati
in improvvisati centri di accoglienza sovraffollati, quasi al collasso. E molti sono i
minori giunti a bordo di barconi senza genitori o parenti, molte le madri gestanti e
dunque rimaste senza marito. La geografia di questo esodo elenca migliaia di somali,
eritrei, nigeriani e di altri paesi del centro Africa, in marcia per raggiungere il
confine tunisino e da lì raggiungere lItalia. Sono gli africani respinti nei mesi
scorsi in mare e riportati in Libia, da dove erano partiti, e rinchiusi nei lager
allestiti da Gheddafi. Conseguenza dellaccordo stipulato con il nostro governo. Ma
quel trattato non cè più, in Libia cè la guerra, e lesodo di profughi
è ricominciato perché cacciati da Gheddafi. Continua così lemergenza immigrati
non solo a Lampedusa ma in tutta Italia, dove avviene lo smistamento nei diversi centri e
case di accoglienza gestite dalla Caritas in collaborazione con altri.
Spettacolo molto applaudito ed
egregiamente interpretato da Marcia Sedoc, attrice socialmente impegnata anche come
volontaria per limmigrazione da ben tre anni presso il Municipio 8 di Roma.
****
*Brevi note biografiche.
Marcia
Sedoc nata in Suriname (ex colonia Olandese) cresciuta ad Amsterdam, vive in Italia
dal 1985. Laureata in lingue, diplomata in recitazione e arte drammatica, cantante,
attrice di cinema e di teatro, conduttrice e autrice di programmi Sky. Nel cinema, ha
lavorato con F. Fellini in Ginger and Fred, con Lamberto Bava, Pupi avati, con
Antonio Bonivento, Michel le Roi. |